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  Non vuole più andare a scuola

Domanda: Buongiorno, sono la mamma di un bimbo di 10 anni che va in quarta elementare, vorrei chiarimenti relativi al fatto che mio figlio tutte le mattine si lamenta per andare a scuola e il suo andamento scolastico sta peggiorando un pò.
Ho parlato con la maestra che mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psicologo perchè per lei il bambino in classe è come un pesce fuori dall'acqua e non sa se lui studia o meno.
Io confermo che invece studia perchè lo fa con me.
E' anche spesso preso in giro dai compagni per il suo calo scolastico e le maestre non possono controllarlo e difenderlo sempre.
Io non ho potuto reagire con la maestra, ma conosco mio figlio e so che è un bambino sensibile e che ha bisogno di incoraggiamento, cosa che io a volte non faccio.
Mi potrebbe consigliare come devo comportarmi?

Riposta dell'esperto: Cara mamma, lei mi sembra veramente attenta e sensibile nei confronti di suo figlio, complimenti!
Le consiglio di iniziare osservando il suo bambino: verifichi se riesce a svolgere i compiti restando seduto e abbastanza fermo, se si perde nei suoi pensieri quando ascolta l'insegnante parlare (pesce fuor d'acqua?) o quando deve studiare, se si distrae per ogni singolo evento che accade nella stanza (anche per una mosca che vola), se si lamenta di malori fisici durante l'esecuzione dei compiti a scuola o a casa (mal di testa e di pancia sono i più diffusi, devono essere malori che spariscono dopo poco tempo da quando si smette di eseguire i compiti ed essendosi accertati con un medico che non esistano cause fisiche), se legge le parole lunghe o nuove correttamente fino a circa due terzi della parola e poi la termina a suo piacimento e non come è scritta, ovviamente senza accorgersene, se inverte qualche lettera o cifra nella scrittura o nella lettura, se è poco prolisso quando deve raccontare qualcosa o scriverla, se ha poco il senso del tempo e, magari, lei mamma lo deve richiamare tante volte prima che si decida ad arrivare o a mettersi all'opera, se è creativo e curioso e gli piace costruire e scoprire, se è particolarmente sensibile verso persone e animali e magari ha una buona capacità empatica.
Se in tali situazioni ritrova suo figlio, si può ipotizzare che possa avere una modalità di pensiero prevalentemente visiva e che possa avere qualche difficoltà di attenzione, anche lieve.
A questo punto può percorrere due strade: quella consigliatale dalla maestra e portare quindi suo figlio nella sua ULSS di competenza, reparto di neuropsichiatria infantile, per effettuare degli accertamenti sulle sue abilità cognitive e di attenzione (e per questo chieda delucidazioni all'insegnante); cercare su internet degli esperti del metodo Davis vicini alla sua città che, verificato se necessario, faranno intraprendere a suo figlio un percorso di conoscenza e consapevolezza relativamente al funzionamento del suo pensiero e delle sue abilità cognitive.
Consideri che le difficoltà di apprendimento e di attenzioni emergono nella maggior parte dei casi in un periodo di tempo compreso tra la fine della seconda e la quarta elementare, quando le attività scolastiche richiedono maggiormente abilità di pensiero astratte.
Per quanto riguarda la poca voglia mattutina di andare a scuola, le consiglio di verificare se è successo qualcosa in particolare nell'ambiente scolastico che ha creato una situazione difficile da affrontare per suo figlio, o se questo calo è dovuto alla sua consapevolezza di ottenere risultati inferiori rispetto ai precedenti e se si sta costruendo un'idea di sè di studente poco capace.
Mi raccomando, tenete sempre alta la sua autostima... tutti: genitori, parenti che lo seguono e insegnanti!
Fategli capire che lui è bravo nonostante le difficoltà che può incontrare e merita la vostra attenzione, il vostro rispetto e il vostro amore per quello che lui è; l'importante è impegnarsi e mettercela tutta, al di là dei risultati ottenuti, che dipendono da mille variabili. Questo punto è fondamentale perchè se cala l'autostima o se si agita troppo a scuola, si bloccano le funzioni cognitive (capacità di ragionamento, logica, verbale,...) e serve un tempo molto più lungo per far riacquistare l'autostima ad un bambino rispetto al tempo che serve per potenziare le abilità scolastiche.
Fategli sentire profondamente che per voi genitori è una persona unica e meravigliosa, al di là di quello che dicono gli altri, compagni compresi e spiegategli che tutti viviamo delle difficoltà, che sono semplicemente prove per conoscerci meglio e per progredire come esseri umani.
Sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti.
La pedagogista Deborah Turrini
Coordinatore Regionale ANPE-Veneto

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