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  Disturba i compagni a scuola

Domanda: buon giorno, sono la mamma di Luca, che frequenta la prima elementare.
Luca è un bambino attivo, ma la maestra ora segnala il suo comportamento scorretto quasi tutti i giorni, affermando che disturba i compagni, che non sta seduto per più di 5 minuti, che è disordinato, scrivendo sul banco e lanciando oggetti in giro per la classe.
Non lavora durante le ore di lezione e si trova tantissimi compiti il pomeriggio.
Nonostante ciò la maestra afferma che il suo rendimento scolastico e di apprendimento è molto buono.
A casa non è da meno e le varie strategie usate (castighi, premi,...) non sono servite.
Anzi, a volte peggiora il suo comportamento.
Attendo consigli per lui e per noi.
Grazie, mamma di Luca.

Riposta dell'esperto: buon giorno signora, ha chiesto a suo figlio se gli piace la scuola?
E i suoi compagni?
Se è interessante ciò che fa e se è troppo faticoso o noioso per lui restare ad ascoltare l'insegnante ed eseguire ciò che degli adulti decidono per lui?
Questo è spesso un punto dolente per molti bambini.
E' utile spiegare ai figli che loro sono magnifici per quello che sono e così come sono e che il trucchetto è solo imparare ad accettare anche le cose che fanno a scuola, nonostante possano sembrare loro strane o illogiche a volte; aiutiamo i figli (non convinciamoli!!!) a comprendere il perchè e l'utilità di quello che viene spiegato loro a scuola (ad es. le operazioni, le espressioni... servono per sviluppare le abilità logico-matematiche, e anche se nella vita non farò più espressioni, esse mi saranno servite per sviluppare un buon pensiero logico che mi permetterà di affrontare meglio le difficoltà e i problemi della vita).
La difficoltà che viene creata a tanti bambini è data dal fatto di insegnare in un'unica modalità (principalmente con attività e modi di comunicare solo verbali e logico-matematici) mentre le persone hanno canali diversi di assorbimento e rielaborazioni delle informazioni; quando le modalità non coincidono si possono sviluppare senso di inadeguatezza, ansia, paura di sbagliare nei bimbi. Essi reagiscono a tali frustrazioni e insicurezze anche chiudendosi a riccio o attuando comportamenti da iperattivi (non è detto che siano iperattivi!!) che sono modalità per esprimere un disagio.
C'è anche da considerare il fatto che l'inizio del primo anno della primaria coincide con l'inizio del percorso di apprendimento che i bimbi affrontano da soli e ciò genera una serie di emozioni, che anche nei migliori dei casi, fa emergere un pò di ansia da prestazione, di malessere per essere giudicati, di insicurezza e di timore perchè lontani dai genitori in un ambiente di lavoro e dove è richiesto di dimostrare.
Tutto questo produce un blocco nella parte del cervello emotivo, al quale segue un blocco della corteccia (per cui delle funzioni cognitive che si attivano a scuola) e di conseguenza momenti di chiusura verso le informazioni da apprendere.
Porta sempre benefici parlare con i figli della scuola, quando sono loro ad iniziare il discorso o iniziandolo con grande delicatezza.
E' importante seguirli con attenzione facendoli esprimere, e quindi oggettivare, ciò che provano; potete così discuterne insieme e aiutarli ad affrontare meglio le loro giornate.
A tal proposito esiste un libro prezioso intitolato "Genitori efficaci" di T. Gordon e la sua teoria dell'Ascolto Attivo, una modalità molto utile per comunicare al meglio con i figli.
Insisto su un punto fondamentale: trasmettete a vostro figlio in tutti i modi possibili che lo amate, lo apprezzate e lo accettate così com'è, sentendolo dal profondo di voi stessi, perchè ogni bambino è potenzialmente perfetto, noi adulti li dobbiamo aiutare a far emergere quello che sono e non quello che vorremo, attaccandoci a quello che ci viene imposto come modello dalla scuola e dalla società.
Esaltatelo per i suoi successi, anche minimi, e soprassedete un pò sugli errori, sta imparando, anche a comportarsi.
Parlate con i figli delle loro reazioni, senza giudicarli, ma ponendo loro domande e spunti attraverso i quali loro possano pensare a quello che hanno fatto e alle possibili altre strategie di comportamento da poter attuare in futuro.
Tutto ciò aiuterà i nostri cuccioli a migliorare e a non perdere la loro preziosissima autostima.
Ascoltate i vostri figli non solo con le orecchie, ma con la pancia, con il cuore, con l'intuito (che abbiamo noi genitori verso i figli, di cui i bambini si nutrono e attraverso il quale agiscono) e stupitevi delle meraviglie che ogni giorno potete trovare dentro di loro.
Aiutateli a comprendere la loro strada, anzi a dar loro gli strumenti per capirla da soli e per poterla seguire, perchà ognuno di noi ha il diritto di camminare in totale libertà, scavalcando le proprie montagne e acquistando ad ogni passo una consapevolezza maggiore.
Trasmettete ai figli l'importanza e la bellezza dei momenti difficili da superare, perchè è proprio attraverso di essi che l'essere umano, un pò pigro per natura, riesce a fare dei passi verso la sua crescita personale e la conoscenza di sè.
Buon lavoro cari genitori, per i vostri figli e per voi stessi.

Pedagogista Deborah Turrini
Coordinatore Regionale ANPE-Veneto
www.studiopedagogico.org

Approfondimento consigliato: la teoria delle intelligenze multiple

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