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Cosa fare se

Cosa significa essere genitori oggi?


La società in cui viviamo è più complessa di quelle che ci hanno preceduti ed i genitori si trovano spesso da soli nella cura e nell’educazione dei propri figli.
Le competenze genitoriali sono molto migliorate rispetto ad un tempo ma, via via che si diventa più bravi, i compiti che ci vengono richiesti sono sempre più difficili.
I genitori hanno acquisito una maggiore sensibilità nei confronti dei propri figli, hanno imparato a leggerne le emozioni, ma soprattutto hanno imparato quanto è facile sbagliare.
In questa rubrica affronteremo queste sezioni:
- Le parolacce
- I piccoli furti

Cosa fare se il bambino dice le parolacce?
Fino ai 2 -3 anni i bambini pronunciano tutte le parole attribuendo ad esse la stessa rilevanza; parole belle e parole brutte per lui sono uguali perché non ne comprende ancora pienamente tutte le sfumature di significato.
A questa età i bambini adorano parlare e adorano sentire il suono della loro voce. Le parole sono giochi, suoni, esercizi fonetici divertenti che hanno poi anche lo scopo di comunicare per ottenere qualcosa. Ai bambini piacciono le parolacce anche per il loro suono buffo e continueranno a ripetere la parola anche in diversi contesti, ridendosela.
La prima volta che il genitore sente il proprio figlio pronunciare una parolaccia reagisce di solito con ilarità, magari malcelata. Quando poi la parolaccia viene pronunciata durante la visita all’anziana zia, il sorriso diventa vergogna, o ira.
Fino ai 3 anni i bambini capiscono dalla reazione degli adulti che si tratta di parole particolari, diverse dalle altre. La conseguenza è che queste diventano ciò che prima non erano, interessanti e intriganti. Non dimentichiamo che in questa fase del suo sviluppo il bambino sta scoprendo il mondo e spesso desidera comportarsi in modo audace, spiritoso e baldanzoso.
Benché non capiscano il significato di ciò che stanno dicendo, i bambini comprendono pienamente l’effetto che queste parole suscitano nell’adulto e sono spinti a ripeterle proprio per suscitare nuovamente tale effetto.
E’ solo dopo i 3 anni che il bambino attribuisce correttamente il significato delle parole e può distinguere tra parole “buone” e “cattive”; ciò va di pari passo con l’acquisizione delle regole morali, la distinzione tra vero e falso, bene e male.

Da chi le ha imparate?
Spesso i genitori si pongono questa domanda a cui una onesta autocritica può facilmente dare una risposta: da noi!
Nonostante a nessun genitore faccia piacere ammetterlo i bambini imparano le prime parolacce spesso in ambito domestico da genitori, fratelli, o parenti ed amici che frequentano la casa.
Altri ambiti di “apprendimento” sono quelli sociali e di comunità come asili, parchi, sale giochi, ecc…
Una menzione particolare va fatta alla televisione. Esistono le cosiddette “fasce protette” che vengono violate costantemente. Recenti ricerche hanno evidenziato che nei programmi televisivi viene pronunciata in media una parolaccia ogni venti minuti. Una soluzione è offerta dai canali tematici satellitari che propongono programmi educativi e di intrattenimento suddivisi anche per fasce di età. Ma cosa può fare chi non può permettersi l’esoso abbonamento annuale?
E’ utile per il genitore indagare sulla provenienza delle colorite espressioni cercando di capire in quale ambito il bambino le abbia apprese; qualora non si trattasse dell’ambiente familiare meglio iniziare a vigilare e porsi domande sulle frequentazioni del piccolo, magari accompagnandolo o seguendolo più da vicino.

Perché i bambini dicono le parolacce?
Fondamentalmente per attirare l’attenzione e provocare una reazione, positiva o negativa che sia. Anche farsi sgridare infatti è un modo per ottenere la vostra attenzione.
Perché gli piace il loro suono buffo e ridicolo. Se pensate alle parolacce che conoscete come a suoni anziché significati converrete che hanno ragione.
Per emulare i grandi, adulti significativi, amici o fratelli.
Per esprimere sentimenti forti come rabbia, paura o gelosia. In particolare dai 5 anni in poi
Per spirito di opposizione e trasgressione (in particolare dopo i 5 anni)

Cosa fare quando il bambino dice le parolacce:
Mostratevi indifferenti se le parolacce vengono usate per attirare la vostra attenzione
Mantenete la calma e cercate di non ridere né ironizzare. Se riderete non farete che confermare la loro personale equazione parolaccia=divertimento.
Non mostratevi sdegnati, scandalizzati o arrabbiati. Semplicemente è inutile!
Tenete un atteggiamento deciso, fermo ma tranquillo mentre spiegate al bambino che alcune parole non si possono usare perché “non sta bene”, “non è buona educazione”. Il bambino ha già una conoscenza intuitiva di cosa significano queste frasi e capirà che si tratta di un comportamento da non ripetere.
Sdrammatizzate la situazione ma non ignoratela. Una parolaccia non fa di vostro figlio un bambino maleducato né di voi dei cattivi genitori, tuttavia rappresenta un comportamento da evitare.
Non cedete al primo istinto di sgridarlo. Lo considererà un modo efficace per attirare la vostra attenzione ed userà le parolacce a questo scopo.
Evitate atteggiamenti repressivi; non smetterà di ripeterle solo perché voi glielo imponete. Oppure non le dirà più davanti a voi ma gli torneranno sempre in mente creando una spirale di sensi di colpa. Proseguendo su questa strada il bambino sarà portato a credere di non avere capacità di controllare il proprio pensiero e il proprio mondo interiore oppure si convincerà di essere un”bambino cattivo”.
Spiegategli che sbaglia perché le parole che usa possono essere offensive e ferire i sentimenti di qualcuno. Questo vale ancor di più per gli insulti razziali o misogini.
Dite al vostro bambino che non si dovrebbero usare parole di cui non si conosce il significato. “Ma tu lo sai che cosa vuol dire? Cosa ti può succedere se dici questa cosa a qualcuno?”
Infine ricordate che niente, assolutamente niente, è più educativo bel buon esempio!

Quando il bambino prende cose che non gli appartengono:
Non si può parlare di veri e propri furti prima dei 6-7 anni.
In età prescolare,quindi fino ai 5 anni, il bambino non ha ancora un concetto ben definito della proprietà; essendo infatti totalmente egocentrico, crede che tutto ciò che desidera sia suo di diritto, per il semplice fatto di desiderarlo.
Il concetto di proprietà si sviluppa più tardi insieme a quello di giusto e sbagliato, bene e male rispetto all'appropriarsi di ciò che non gli appartiene.
Nel bambino più grande il furto ha sempre e sottolineo SEMPRE un grande valore comunicativo. E’ l’espressione di un disagio, un tentativo di rivalsa o di autorisarcimento per qualcosa che gli è stato sottratto: attenzione, comprensione, affetto, considerazione, ascolto.
E’ importante anche porre attenzione a:
- COSA ruba. Questi oggetti hanno un significato particolare per lui o per le persone che gli stanno vicino?
- A CHI ruba. Cosa significa per lui la persona a cui ha rubato? La vittima del furto non è sempre la destinataria delle sue comunicazioni, magari è un postino efficiente, qualcuno che sicuramente recapiterà il suo messaggio
- QUANDO ruba. In quali occasioni? Chi c’è, o non c’è, con lui in quei momenti?
- COME ruba. Lo fa in modo plateale o nascosto? Provoca danneggiamenti?

Come reagire a questi comportamenti?
Non sottovalutare mai il significato comunicativo di questi gesti
Parlare con il bambino, non al bambino
Cercare insieme il significato
Mettere in risalto la disonestà delle azioni e le loro conseguenze
Dare un giudizio negativo sul comportamento sbagliato senza compromettere l’identità del bambino. Dire “hai rubato” e non “sei un ladro”
Evitare di riprendere il bambino in pubblico
Dargli la possibilità riparare alla cattiva azione spronandolo a restituire il mal tolto
Ridargli attenzione, comprensione, affetto, considerazione, ascolto.

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